Topolini e dinosauri.

Dovete scusarmi, non scrivo nulla da secoli, ma vi prometto che regalerò una caramella ad ognuno di voi per farmi perdonare. Dopotutto ve la meritate se state a leggere ciò che ho da dire.

Come anticipato dal post precedente, parlerò un po’ della scuola, sperando di non annoiarvi troppo.
La prima settimana ero convintissima delle materie che avevo scelto: psicologia, biologia, musica e matematica.

Già da prima di partire ero più che convinta che musica sarebbe stata la mia materia. Ero esaltatissima di poter finalmente fare un vero e proprio corso di musica, tant’è che il primo giorno di scuola avrei voluto uccidere l’autista del pullman perché non si sbrigava, e io rischiavo di arrivare tardi alla mia prima lezione.
Ma, come si dice, a volte le cose deludono le nostre aspettative: le lezioni erano un completo disastro! O meglio, io ero un completo disastro. Non era l’inglese il problema, ma la mia scarsa conoscenza delle basi, che mi impediva di poter seguire un’intera lezione senza alzare la mano una dozzina di volte al minuto, o senza provare quel continuo senso di offuscamento che si ha quando si perde il filo del discorso.
E in più la mia profe mi terrorizzava. Se dovessi paragonarla a qualcuno, probabilmente direi che mi ricorda Roz, la lumaca addetta all’archivio in Monsters & Co..solo meno lumacosa.
Per questi motivi, dopo poche lezioni ho deciso che musica non faceva per me, ed ho deciso di cambiarla con arte, che è diventata la materia che preferisco.
Ho due profe diversi che si alternano le lezioni: una è adorabile, simpatica e super disponibile, l’altro è il classico artista eccentrico e palesemente gay, che ha vissuto in Italia per qualche anno, ma che l’unica parola che effettivamente si ricorda in italiano è ‘bravo’. Li adoro!
Le lezioni con loro sono sempre divertenti: si parla, si scherza, si ascolta musica e, soprattutto, si disegna. Questo mattina stavo intagliando un mio disegno in una piastra fatta di un materiale di cui non ricordo assolutamente il nome (sempre per la storia che ho poca memoria), e mi sono scarnificata un dito. Il mio pollice della mano sinistra non sarà più lo stesso.
La verità è che mi sono fatta un piccolo tagliettino, ma devo metterla sul tragico, così che stiate in pena per me.

Per un paio di settimane, se non tre, ho frequentato il corso di biologia, durante il quale ho dissezionato il cuore di una pecora e imparato un sacco di cose a proposito della circolazione e delle malattie cardiovascolari, il che era abbastanza interessante. Poi però abbiamo iniziato un altro programma inerente alla cellula, alla sua struttura ed altre cose altrettanto già sentite e noiose. Da allora i miei occhi non sono più riusciti a stare aperti per un’ora intera. Piuttosto che seguire la profe, mi sono ridotta a trasformare la scritta “osmosis” in questo:

Sono piuttosto orgogliosa del topolino che squittisce.

Non avrei potuto sostenere altre lezioni senza il desiderio di sdraiarmi sul banco e mettermi a dormire, per cui ho deciso di cambiare materia.
L’unico problema è che era passato troppo tempo perché potessi cambiare senza aver perso una sostanziale parte del programma, perché ormai erano passate più di due settimane dall’inizio della scuola. Ma qua gli insegnanti trattano noi exchange come dei fiori all’occhiello, così mi è bastato parlare con la direttrice, che assomiglia spaventosamente alla mamma di “una mamma per amica” – non ridete, ho visto tutte le sette stagioni, ma sono pronta a giurarvi il contrario se doveste chiedermelo – e ho cambiato il corso di biologia con quello di drama, che sarebbe teatro.
Ora, io non sono proprio la ragazza che ama esibirsi e stare sul palcoscenico, ma era l’unico corso disponibile, e comunque c’è da divertirsi. E inoltre lo sto trovando parecchio utile, perché dobbiamo dialogare molto per analizzare i vari personaggi, il che va benissimo per migliorare il mio inglese.

Di matematica non mi va nemmeno di parlarvi, perché c’è effettivamente poco da dire: è la cosa più facile del mondo! Il programma l’ho fatto e rifatto lo scorso anno, per cui, se durante le lezioni gli altri stanno cercando di capire la consegna di un esercizio, io ho finito l’intera pagina già da un bel pezzo. Se non altro mi sento la prima della classe!

Psicologia è l’ultima delle quattro materie che faccio.
La prime due settimane sono state la nebbia più totale! Capitemi: materia di cui ero completamente all’oscuro + fatta in un’altra lingua = la confusione.
Ma non preoccupatevi, la settimana scorsa durante una lezione qualsiasi, ho sentito un click e all’improvviso ho iniziato a capire tutto.
Pochi giorni fa ho dovuto fare l’esposizione di un argomento davanti all’intera classe e, anche se tremavo, è andato tutto bene. Da lì ho iniziato a acquistare fiducia in me stessa e nelle mie capacità.
Da allora è tutto una meraviglia ed infatti adoro psicologia.
O perlomeno, metà del programma.
Mi spiego: ho due profe di psicologia. Una spiega divinamente, è divertente e rende la materia interessante e, anche se non ho mai incontrato nessuno che parli veloce quanto lei, capisco tutto ciò che dice. E inoltre mette il timbro di un piccolo dinosauro accanto ai voti dei compiti che valuta, come si fa a non adorarla?!
Giuro che non vi sto prendendo in giro.

Ho scoperto che solo chi prende un voto alto merita il mini dinosauro, per cui sono soddisfatta di me stessa.
Comunque, tornando al discorso, l’altra profe non spiega. Si limita a proiettare il power point e leggerlo. Poi per carità, lei è gentile e carina, ma proprio non spiega. E in più viene dalla Nuova Zelanda, ciò significa che ha un accento totalmente diverso, e non è proprio facile facile capire quello che dice.
Inoltre non abbiamo ancora tutti i libri, per cui devo spulciare il web per trovare tutto ciò che mi serve.
E, per quanto il mio caro Google ci provi, a volte le sue informazioni si contraddicono. Per ora non è un problema, ma spero vivamente che arrivi presto il libro.

La parte più divertente della giornata scolastica è il quarto d’ora che la mattina trascorriamo con il nostro tutor, che è il professore dal quale andare se abbiamo qualsiasi dubbio o problema. Ovviamente siamo troppi studenti per avere ognuno un tutor diverso, per cui siamo organizzati in form, e la mattina, prima dell’inizio delle lezioni stiamo insieme e parliamo delle novità della settimane, di come vanno le lezioni o semplicemente di cose futili. Quando è il compleanno di qualche componente del nostro form, qualcun ha l’incarico di portare una torta..adoro questa scuola!
Professori, questo appello è per voi: se dovete cercare di corromperci, fatelo con i dolci! Quelli funzionano sempre.

Per ora mi sembra di aver detto tutto.
Oggi è una splendida giornata di sole ma ci sono 6°, per cui non ho intenzione di uscire. Me ne starò nel caldo e confortevole salotto di casa.

Alla prossima!

Annunci

Se non ti muovi non ti vede.

L’ultima volta vi ho lasciati a metà racconto, il che fa di me il mago della suspense (?).

Partiamo quindi da dove ero rimasta.
Sul pullman, come già detto, ero parecchio nervosa, sapevo che ci sarebbe stato qualcuno alla fermata ad aspettarmi, ma non ne ero del tutto sicura. Magari non ci sarebbero stati per qualche strano motivo: avrebbero potuto dimenticarsene, rimanere senza benzina durante la strada o trovare la macchina distrutta da un meteorite. Sono cose che succedono.
Già, ero parecchio stressata.
Finalmente scesa dal pullman, dopo tre estenuanti ore di viaggio, ho incontrato Julie tutta sorridente ed entusiasta di incontrarmi. In quell’esatto momento ho capito che non avevo più nulla di cui preoccuparmi: ce l’avevo fatta, ero lì!
Subito dopo, ad aspettarci in macchina, ho incontrato Michael: barba bianca, capelli bianchi. Mago Merlino! Vi giuro che è la prima cosa che ho pensato quando l’ho visto.
A parte gli scherzi, sembravano entrambi entusiasti nel vedermi ed, anche se inizialmente ero un po’ in imbarazzo, mi hanno fatta sentire a mio agio. Dopo un veloce viaggio in macchina, siamo arrivati a casa: un enorme giardino, – dove Julie coltiva tutto ciò che sta dentro ad un insalata, a parte la ciotola, ovviamente – con tanto di piscina – ho già fatto il primo bagno, invidiatemi – e vasca idromassaggio.
Ho una stanza che condivido con Wendy, la ragazza belga che sta facendo lo scambio come me, ed anche un bagno tutto per noi. Non mi manca nulla insomma.
Nel pomeriggio ho finalmente incontrato Tanith, che è una delle più belle ragazze che io abbia mai visto, ed in più è adorabile e sembra che le piaccia davvero vederci in giro per casa.
Poi è arrivata l’ora di cena.
Pensavo che i Taralli di Nonna Mariangela che Alitalia mi aveva gentilmente concesso sull’aereo, accompagnati da un terribile caffè, che più che altro sembrava cartone sciolto, – già, il secondo terribile caffè della giornata, dopo l’acqua sporca del bar – sarebbero stati il mio ultimo pasto decente. Ebbene, ringraziando il cielo, mi sbagliavo!
Julie è, strano ma vero, brava a cucinare e, anche se la famiglia è vegetariana, è andata a procacciarci qualche salsiccia e ala di pollo per il barbecue dell’altra sera. Ma il mio pasto preferito qui è la colazione: il burro – che non so come, è molto più morbido qui, sembra quasi formaggio spalmabile – che si scioglie sulla fetta di pane appena tostato..la libidine! Diventerò un ammasso di ciccia con le gambe, già lo so.

Ma io so ciò che vi interessa davvero, la reale ragione per cui state leggendo questo post..i cani!
C’è Lucky, che è un dalmata di dimensioni esagerate, che appena mi ha vista, mi voleva mangiare la faccia. Ho usato la vecchia tecnica del se-non-ti-muovi-non-ti-vede, ma penso che funzioni solo con i T-Rex di Jurassic Park. Peccato, ci ho provato.
Poi c’è Peppy, un piccolo ed adorabile cagnolino, che non fa altro che farsi coccolare dalla mattina alla sera, e poi c’è Pedro, che sta lì a prendere il sole tutto di giorno.
Lasciatemi dire, non è così male avere quelle bestioline per casa, come inizialmente pensavo; bisogna solo farci l’abitudine.

Spesso la sera guardiamo un film tutti insieme – ieri è stato “The Avengers” – e la cosa mi fa sentire molto inserita nella famiglia; non pensavo che mi sarei sentita completamente a mio agio con loro dopo così poco tempo, voglio dire, non è passata nemmeno una settimana!
Con l’inglese ci si abitua presto e se all’inizio mi perdevo metà del discorso, ora capisco quasi tutto. Spero di riuscire presto a parlare più fluentemente, ma già adesso un po’ di persone si sono complimentate per il mio accento. Julie, nel mezzo di un discorso con me e Wendy, mi ha guardata e mi ha detto: “Your english is actually very good”. L’ho abbracciata.
So di essere molto fortunata a trovarmi in un posto del genere con una famiglia così adorabile..la vita è bella!

Che dire, penso sia tutto per il momento.
Il mio prossimo post probabilmente parlerà della scuola, ma voglio aspettare ancora un po’, perché, nonostante sia iniziata un paio di giorni fa, i corsi partiranno solo questo Lunedì.
Un’ultima cosa: le foto. Ora, dovete sapere che possiedo un cellulare del paleolitico, che sì fa foto, ma l’ultima volta che ne ho aperta una sul computer, la mia faccia era un unico pixel. Ed ovviamente ho dimenticato la fotocamera a casa.
Ma presto, forse, comprerò un nuovo telefono con una fotocamera che ti fa vedere persino i punti neri, per cui abbiate fiducia!

Alla prossima!

Un biglietto di sola andata.

Sono una ragazza dalla lacrima facile. Sono triste, piango, mi arrabbio con qualcuno, piango, prendo un brutto voto, piango, Santana e Brittany in Glee si lasciano, giù a pianti. Non ho speranza.
Ho cercato di trattenermi prima della partenza, ma quando ho abbracciato la mia mamma per l’ultima volta ho iniziato a singhiozzare.
Venerdì è stata una lunga giornata, trascorsa con un velo di tristezza e le lacrime agli occhi. Ho salutato gli amici, ho preparato le valigie, ho suonato il piano per un’ultima volta.
La frase che mi sono sentita dire più spesso dalla gente è stata “Sei davvero coraggiosa!”, beh, fino al giorno della partenza non ne ero sicura, la prospettiva di stare un anno intero fuori dall’Italia mi spaventava, voglio dire, non che non mi entusiasmasse, ma avevo paura. Paura di sentirmi un pesce fuor d’acqua, paura che la mancanza di casa prevalesse sulla voglia di restare. Ma è bastato arrivare in Inghilterra per far si che quelle brutte sensazioni sparissero e lasciassero il posto all’entusiasmo che avrei dovuto avere fin dall’inizio.

Ma partiamo dal principio.
Fare la valigie mi ha impiegato più tempo del previsto e non è stato facile: 23 kg massimi nella valigia da imbarcare e 8 in quella a mano. Ho sfiorato il limite, infatti ho dovuto rinunciare ad un sacco di cose, ad esempio a tutte le giacche e felpe pesanti che mi serviranno per sopravvivere al gelido inverno inglese. Ma non preoccupatevi, non ho intenzione di morire ibernata, mi spediranno tutto l’indispensabile molto presto. Era l’una di notte ed avevo finalmente finito. Mi ci è voluta una doccia gelida per riuscire a tenere gli occhi aperti due ore dopo, quando la sveglia ha suonato. Ed è venuto il momento di salutare mia mamma, che non ha voluto accompagnarmi all’aeroporto per non vedermi andarmene spingendo una valigia con l’aria da cucciolo impaurito e un biglietto di sola andata in mano, così l’ho abbracciata per l’ultima volta fuori casa. Cavoli, detta così sembra che dovessi partire per il Vietnam!

Arrivati all’aeroporto mio fratello mi ha consigliato di non bere il caffè al bar, ma io, da buona sorella quale sono, non l’ho ascoltato, per cui ho preso un cappuccino..o forse dovrei dire acqua sporca? Giuro Andrea, ti ascolterò più spesso.
Quando è arrivato il momento di salutare lui e il mio papà, mi è venuto un attimo d’ansia, insomma, stava davvero per iniziare tutto, stavo davvero per andarmene in Inghilterra! Penso di aver realizzato che stava per succedere solo quando ho salutato loro e mi sono trovata sola. È stata una strana sensazione, come se tutto fosse nelle mie mani e da quel momento in avanti tutto dipendesse da me. Ma mi sentivo sicura di me stessa.

Sull’aereo ero seduta vicino al finestrino, cosa del tutto irrilevante, visto che ho dormito. Se avessi avuto dei compagni di volo meno riservati, probabilmente avrei parlando con loro, ma non sembravano ben disposti, quindi ho recuperato un’oretta di sonno.
Siamo atterrati e ho preso il mio bagaglio, poi è arrivata la parte difficile. Non riuscivo a trovare il pullman che mi avrebbe portato a Fareham! Ero particolarmente agitata, ma mi è bastato chiedere qua e là e in pochi minuti mi sono trovata alla fermata del pullman.

Sul pullman – che è arrivato in ritardo, alla faccia della precisione dei servizi pubblici inglesi – ho ascoltato musica e sonnecchiato. Quando siamo arrivati a Southampton, l’ultima fermata prima della mia, ho iniziato a diventare impaziente e nervosa. Avrei incontrato la famiglia di lì a poche decine di minuti. Come li avrei salutati? Stringendogli la mano? Abbracciandoli? No, gli inglesi non sanno abbracciare! Ero carina abbastanza? I capelli, come erano i miei capelli? Dio, dopo tutte quelle ore di pullman, sicuramente avevo un aspetto orribile.
Scesa dal pullman ho visto Julie, ed è andato tutto bene.

Ora, non vorrei lasciarvi sulle spine, ma questo post sta diventando kilometrico e poi tra poco devo cenare. E poi c’è il sole, devo godermelo finché dura.
Non appena mi sarà possibile, scriverò a proposito della famiglia e tutto ciò che sta succedendo, quindi stay tuned!

Alla prossima!

L’ansia.

Nemmeno due settimane e parto. Due settimane. Due. Settimane.
L’ansia.
Non fraintendetemi, non vedo l’ora di partire, ma passo da stati di sovreccitazione, in cui sarei disposta a farmela a piedi da qua all’Inghilterra pur di partire seduta stante, a momenti di panico totale, in cui inizio a pensare – o a leggere sui post-it – a tutte le cose da fare e a chi salutare prima della partenza. E mi rendo conto di non essere ancora abituata all’idea di non vedere le persone a cui tengo di più per un periodo così lungo.
Cavolo, ho proprio paura che mi mancherete.

Mi appiccicherò un post-it in fronte.

Io ho poca memoria. Mica lo faccio apposta, è che tendo a dimenticare le cose. Conversazioni, date, compiti, cose da fare.
Distrazione direte voi..magari! È seccante anche per me, soprattutto quando torno dal supermercato e mi rendo conto di aver dimenticato il dentifricio, unica ragione effettiva per cui ero uscita di casa.
E la situazione va via via peggiorando, causa la marea di cose da fare prima della partenza e lo stress che ne consegue. Più cose ho da ricordare, più ovviamente ne dimentico.
Quindi, onde evitare situazioni frustranti e sconvenienti gaffe, ho deciso di segnarmi le cose importanti su dei piccoli post-it, con tanto di titolo ad inizio pagina, da “To do list” a “Post per il blog”, ed ancora “Cose da portare in Inghilterra”; post-it che conservo con estrema cura nel microscopico spazio tra lo sportellino del telefono e la batteria. In pratica, sono la reincarnazione del protagonista di “Memento”.
Già me lo sento, dimenticherò di aver mai utilizzato questo metodo per ricordare e di aver mai scritto su qualsivoglia fogliettino. A questo punto faccio prima ad appiccicarmi un post-it in fronte, così sono sicura di leggerlo.

Blue Jeans.

Dovete sapere che posseggo un’infinità di paia di jeans, ma da buona adolescente che non si accontenta di quello che ha, me ne piacciono solo due ed uso ovviamente solo quelli.
Succede che pochi giorni fa, non so come, non so quando, mi accorgo di un piccolo strappo in uno dei suddetti.
Ora, sarò anche ingrassata durante quest’estate, ma non penso proprio che la mia ciccia abbia tutta quella forza. La colpa è attribuibile al tessuto dei suddetti jeans/leggings/pantaloni-talmente-attillati-da-tenerti-dentro-i-futuri-rotoli-di-ciccia che tiene talmente poco che, dopo qualche lavaggio si strappa se starnutisci.
Comunque, dicevo, è stato il panico! Come potevo partire con un solo paio di jeans che ritenevo adatti e comodi? Semplice, non potevo.
Sono subito corsa a comprarne un nuovo paio identico a quello strappato (lo so, sono abitudinaria), ed avrei preso solo quello se non fosse che tutto ciò che vedevo in quel negozio mi sembrava indispensabile.
Poi ci sono i saldi, non potevo non approfittane!
Insomma, in Inghilterra sfoggerò un guardaroba nuovo di zecca!

Non avevo nulla da fare.

Ero intenzionata ad aprire un blog da un bel po’ di tempo, ma – sarà la pigrizia, sarà che non sapevo da che parte iniziare, sarà che pensavo “ma a chi gli frega?!” – mi riduco a farlo solo ora.
E avrei aspettato un altro po’ di tempo, ma oggi di libri non mi va, di film tantomeno e so che se mi metto a guardare Pretty Little Liars devo vederne per forza almeno tre episodi, altrimenti non mi sento abbastanza soddisfatta. Avete capito, non avevo nulla da fare e mi sembrava un’ottimo modo per far passare il tempo.
Ora, detta così sembra una cosa un po’ campata per aria, ma vi assicuro che non lo è, c’è una ragione per cui apro questo blog: descrivere il mio prossimo anno fuori casa, in Inghilterra per la precisione.
Ma partiamo dall’inizio, magari presentandomi, che sarebbe anche il caso.

Piacere, sono Francesca (“Aaaaaah, per quello hai chiamato il blog Fra le nuvole” ..già, sono un genio!), ho 17 anni e vivo in un paese in provincia di Brescia. È un po’ che ho il pallino per l’inglese, l’Inghilterra e tutto ciò che ci gira in torno, per cui un bel giorno mi è saltato in mente che avrei potuto fare il quarto anno di superiori proprio là.
Prima era solo un’idea che stava lì a prendere polvere, ma poi ho iniziato ad informarmi seriamente ed ogni qualvolta sentivo la parola “Inghilterra”, mi entusiasmavo più che mai, chiedendomi se effettivamente sarei riuscita a passare tutte le svariate selezioni che mi avrebbero dato la possibilità di partire effettivamente. Ho trovato una fantastica agenzia, la Wep, la quale, dopo colloqui, infinite carte da compilare e attacchi di panico vari, mi ha dato la tanto attesa notizia: avevo le carte in regola per trascorrere un anno in Inghilterra!
I festeggiamenti sono durati poco, perché l’ansia ha subito preso il posto dell’entusiasmo iniziale. Dopo un mese dalla grande notizia non mi avevano ancora assegnato una famiglia e in quella situazione è logico che si inizi a pensare di tutto, da “Stanno cercando la famiglia più adatta a me, è ovvio che ci impieghino un po’ di tempo”, a “Oddio, magari mi credono una sociopatica e stanno cercando un modo carino per dirmelo!”. Di tutto vi dico, si pensa ad ogni stramba possibilità che qualcosa possa andare male. Si inizia a controllare in maniera spasmodica il cellulare, in attesa che arrivi quella tanto attesa chiamata dall’agenzia che ti annuncia che c’è una famiglia disposta ad ospitarti; e quando arriva quella famosa chiamata, beh, lì sono festeggiamenti, urla e pianti..o perlomeno, per me è stato così!
Partirò il 31 Agosto ed abiterò a Fareham, un paese il quale nome non ho ancora capito come si pronunci. Partiamo bene! Va beh, ci sarà tempo per quello; comunque, dicevo, starò in una famiglia ed avrò due “sorelle”: Tanith e Wendy, che è una ragazza belga che come me farà lo scambio. La “mamma” si chiama Julie e il “papà” Michael. A quanto pare vivrò in una casa enorme con piscina, vasca idromassaggio e palestra (quella mi servirà, perché mangerò come un bove) ..avete tutto il diritto di invidiarmi. Dulcis in fundo, avrò tre cani; dovete sapere, cari lettori, che io sono terrorizzata dai cani: se ne vedo uno per strada, anche solo un Chihuahua, che più che un cane, sembra un topo troppo cresciuto, cambio strada o mi nascondo dietro qualcosa – o qualcuno – che possa proteggermi da ogni eventuale morso/ringhio/sguardo malefico da parte del soggetto. Ma suvvia, in casa ne hanno solo tre!

Penso di aver detto più o meno tutto.
Giuro solennemente di non abbandonare questo piccolo progetto alla partenza, per cui cercherò di scrivere non appena mi passa qualcosa per la testa, anche la minima idea, cercando di rendere il tutto quantomeno divertente.

Alla prossima!